Aveva appena vent’anni, un’età in cui il lavoro dovrebbe rappresentare l’inizio di un percorso, la possibilità di fare progetti, costruirsi un futuro. Questa mattina, invece, questa possibilità si è infranta per un giovane operaio che ha perso la vita mentre stava lavorando con un macchinario nella zona di Valtopina.
Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Umbria esprimono profondo cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia del giovane, ai suoi cari e ai colleghi. Di fronte ad una vita spezzata, le parole sono necessarie, ma non bastano ad esprimere il dolore.
“Non si può uscire di casa per andare al lavoro e non fare ritorno – affermano le tre organizzazioni sindacali –. Saranno gli organi competenti a ricostruire la dinamica e ad accertare eventuali responsabilità. Ma per ribadire che morire sul lavoro è inaccettabile non dobbiamo aspettare l’esito delle indagini.
Come sindacati delle lavoratrici e dei lavoratori delle costruzioni, chiediamo più controlli, formazione effettiva e continua, verifiche sull’utilizzo e sulla manutenzione dei macchinari e un rafforzamento degli strumenti di prevenzione. La tutela della vita deve guidare ogni scelta organizzativa, ogni lavorazione, ogni giornata di lavoro.
Non possiamo indignarci il giorno di una tragedia e tornare alla normalità quello successivo – proseguono Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Umbria –. Servono responsabilità precise e interventi concreti, senza compromessi dettati dai tempi di esecuzione o dalle esigenze economiche. Nessuna opera, nessuna scadenza e nessun risparmio possono valere più di una vita umana.
Oggi ci stringiamo intorno a chi ha perso un figlio, un amico, un collega. Il rispetto per questo dolore impone anche un impegno che continui quando si spegneranno i riflettori. Non possiamo rassegnarci a considerare queste tragedie un prezzo inevitabile del lavoro.
A vent’anni si deve poter costruire il proprio futuro, non morire mentre si lavora per costruire quello degli altri”.
Feneal Uil Umbria
Filca Cisl Umbria
Fillea Cgil Umbria