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Costruire sviluppo e coesione: il ruolo dell'edilizia nell'Umbria di oggi

03 giugno 2026
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Il settore delle costruzioni è un comparto produttivo fondamentale dell’economia regionale e nazionale che tiene insieme tanti ambiti come la sicurezza, le infrastrutture, la transizione energetica, l’integrazione e la tenuta sociale delle comunità e dei territori. Per questo, parlare oggi di edilizia significa interrogarsi sullo stato di salute dell’Umbria e sulla capacità del Paese di programmare sviluppo, qualità del lavoro e diritti.

“La fine della fase espansiva legata agli incentivi fiscali, ed in particolare al Pnrr, - afferma la segretaria generale Cgil Umbria, Maria Rita Paggio - apre una fase delicata in cui l’edilizia potrebbe trovarsi davanti ad un rallentamento importante, che rischia di produrre nuova instabilità occupazionale. Per questo è necessario che il settore non sia sostenuto solo da incentivi temporanei, ma da politiche strutturali di rigenerazione urbana, messa in sicurezza sismica, efficientamento energetico, riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato, contribuendo così a contrastare lo spopolamento e a creare nuove prospettive di sviluppo.

Ma il Governo appare miope, - rincara Paggio - oscillando tra condoni edilizi, allungamenti dell’età pensionabile e un Piano casa, tanto sbandierato, quanto inadeguato in termini di risorse e capacità di risposta ai problemi reali dei cittadini. Tenendo conto che l’edilizia può diventare uno dei motori principali della transizione ecologica, ma solo se accompagnata da qualità del lavoro e legalità”.

In Umbria, il comparto edile coinvolge circa 18 mila dipendenti, un patrimonio di professionalità e competenze cui si deve poter garantire continuità e stabilità.

Un terzo dell'economia del Paese dipende da quello che accade nell'edilizia e nell'immobiliare, un contributo valutabile intorno al 32% del valore aggiunto nazionale. Indebolire questo sistema significherebbe quindi, produrre effetti ben oltre il perimetro dei cantieri.

Fillea Cgil stima la necessità di un investimento straordinario di almeno 35 miliardi di euro per rilanciare l’edilizia pubblica e garantire un’offerta abitativa accessibile, sottraendo il tema della casa alla logica del mercato e riportandolo nell’ambito delle politiche pubbliche.

“L’aumento dei costi dei materiali, la fine dei principali strumenti straordinari, i ritardi nei rimborsi e l’assenza di una strategia nazionale stabile – evidenzia la segretaria generale Fillea Cgil Umbria, Elisabetta Masciarri - rischiano di scaricare le difficoltà su Comuni ed enti pubblici, mentre centinaia di migliaia di famiglie attendono un alloggio e il costo dell’abitare assorbe quote crescenti dei redditi. Per questo il diritto alla casa non può essere affidato alla sola logica del mercato.

In questo senso, la recente riforma regionale dell’edilizia residenziale pubblica e gli interventi annunciati da Ater rappresentano segnali importanti, ma che devono diventare investimenti concreti a cominciare dal recupero edilizio degli alloggi inutilizzati.”

In una regione che invecchia e perde residenti, i lavoratori stranieri rappresentano una componente essenziale del mercato del lavoro. Secondo le Casse Edili, infatti, un addetto su due è immigrato e, nella sola provincia di Perugia, oltre 8.100 lavoratori su circa 15.000 provengono da altri Paesi.

“Mentre il sistema produttivo si regge sempre più sul contributo dei lavoratori stranieri, - dichiara la segretaria generale Fillea Cgil - la vera sfida è trasformare la presenza lavorativa in radicamento stabile. Senza integrazione abitativa, partecipata e non subìta, non c’è continuità occupazionale. Per molti lavoratori immigrati l’accesso alla casa è oggi una delle principali criticità tra affitti elevati, contratti brevi, requisiti stringenti e mobilità territoriale, che rischiano di alimentare precarietà e vulnerabilità. E dove cresce la fragilità sociale, aumentano anche i rischi di lavoro nero, dumping contrattuale e sfruttamento.

A questo proposito, l’introduzione del badge di cantiere nel cratere del sisma 2016,  – aggiunge la segretaria Masciarri – rappresenta una buona pratica in grado di rafforzare trasparenza, tracciabilità e sicurezza nei luoghi di lavoro. Uno strumento che sottolinea il valore della bilateralità come presidio di lavoro regolare e sicuro e che meriterebbe di essere progressivamente esteso anche ad altri ambiti produttivi”.

Lo scorso anno, l’Umbria si è confermata tra le regioni con maggiore incidenza di morti sul lavoro. I dati Inail regionali, aggiornati al primo bimestre 2026, indicano un aumento degli infortuni in occasione di lavoro del 3,6% e una crescita delle malattie professionali del 9,2%. Numeri parziali, ma sufficienti a ricordare che la sicurezza sul lavoro deve essere organizzata, finanziata e condivisa.

“Su questo, – proseguono Paggio e Masciarri – chiediamo un maggiore coordinamento fra istituzioni, enti ispettivi, Inail e parti sociali, agendo su prevenzione, formazione, qualificazione delle imprese, legalità nei cantieri e contrasto al lavoro irregolare.

È tempo di scelte, investimenti e responsabilità se vogliamo parlare di sviluppo e di futuro.

L’Umbria, deve poter guardare al domani iniziando a costruirlo da oggi”.

Cgil Umbria                                                                                                             

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