Istituita nel 2003 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, si celebra ogni 28 aprile, per promuovere la cultura della prevenzione e stimolare la responsabilità e l’azione collettiva, così che si possa accorciare sempre più la distanza tra i principi affermati e la realtà quotidiana di chi lavora.
Oltre mille i morti sul lavoro nel nostro Paese solo lo scorso anno. Un dato che poco si scosta da quello denunciato nel 2024 e nel 2023 e che chiama in causa le reali capacità di risposta attivate non solo dal punto di vista normativo, ma anche di efficacia e applicazione degli interventi.
Il tessuto produttivo italiano è costituito in larga parte da piccole e medie imprese e questo vale anche per la nostra regione. In questo contesto, risorse e controlli risultano complessi quando non episodici, rendendo più fragile la tutela dei lavoratori.
“Per questa ragione, l’uso integrato dei dati pubblici in un’ottica preventiva rappresenterebbe una leva strategica decisiva per individuare rischi e orientare l’azione - sottolinea la segretaria generale Fillea Cgil Umbria, Elisabetta Masciarri.- Un’azione coordinata, capace di assegnare risorse adeguate, garantire una maggiore qualificazione delle imprese e una lotta vera all’irregolarità, allo sfruttamento, allo svilimento della professionalità di coloro che sfuggono alle statistiche ufficiali”.
Gli ultimi dati messi a disposizione da INAIL, aggiornati a febbraio 2026, confermano questa complessità anche a livello regionale. Nel primo bimestre dell’anno, si è registrato un lieve aumento degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, cresciuti del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 1370 a 1420, e che rappresentano circa il 90% del totale delle denunce.
Stabili, invece, gli infortuni in itinere, mentre si riducono i casi mortali, con un evento mortale rispetto alle cinque vittime nei primi due mesi del 2025. Un dato parziale, data la limitatezza del periodo considerato, quindi precoce per poter essere letto come una reale inversione di tendenza, ma che non smette di interrogare e rappresentare una ferita profonda.
A crescere con maggiore continuità è invece il fenomeno delle malattie professionali. In Umbria le denunce salgono a 812, con un aumento del 9,2% rispetto al primo bimestre 2025. Un dato che conferma come il lavoro non produca solo incidenti immediati, ma anche effetti progressivi e spesso silenziosi sulla salute delle persone.
“I dati riportati, sebbene scontino il carattere della parziarietà riferendosi solo al primo bimestre dell’anno, - commenta il direttore regionale Inail Umbria, Alessandro Pastorelli - ci incoraggiano a proseguire nell’opera di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, attività al centro della missione istituzionale dell’Inail, nella consapevolezza che la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori rappresenta un valore fondamentale e un obiettivo prioritario per il sistema Paese.
Inail Umbria è impegnato in azioni finalizzate alla riduzione dei fattori di rischio e al miglioramento continuo dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, favorendo interventi mirati e progetti di prevenzione sul territorio in collaborazione con Regione, enti pubblici, parti sociali, mondo della scuola e del sistema produttivo.
Attraverso un’azione di sistema, condivisa e partecipata, - conclude il direttore Pastorelli - Inail intende rinnovare quindi il proprio impegno a costruire ambienti di lavoro sempre più sicuri, a contrastare il fenomeno infortunistico e a prevenire l’insorgenza delle malattie professionali, contribuendo allo sviluppo di un lavoro sano, dignitoso e sostenibile”.
Parlare di sicurezza sul lavoro significa parlare di modello di sviluppo, qualità degli appalti e tenuta complessiva del sistema produttivo.
“Non basta intervenire episodicamente dopo l’incidente, - richiama la segretaria generale Masciarri - serve maggiore responsabilità strategica e coordinata. Il subappalto a cascata, l’utilizzo distorto degli affidamenti diretti, il dumping contrattuale e il lavoro sommerso dimostrano quanto ancora la competizione si giochi puntando al risparmio e non alla qualità, e a pagare sono sempre i lavoratori. Per questo chiediamo una task-force regionale permanente sulla sicurezza che metta insieme istituzioni, enti ispettivi, Inail e parti sociali, capace di agire unitariamente e in modo stabile su prevenzione, formazione, qualificazione delle imprese e legalità nei cantieri, affinché sia possibile rafforzare le tutele e invertire la rotta davvero, al di là degli slogan, il tempo è ora”.