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  • Forca Canapine: riacquistare una nuova centralità nell'economia del paesaggio
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Forca Canapine: riacquistare una nuova centralità nell'economia del paesaggio

19 marzo 2026
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L’idea di recuperare il rifugio di Forca Canapine “Monti del Sole” nasce dopo un convegno organizzato nel 2022 presso la Proloco di Campi di Norcia sul “Riabitare l’Appennino: idee e proposte per la rinascita delle aree colpite dal sisma”.

A promuoverlo erano stati, oltre alla Proloco stessa, l’associazione Nuove Ri-Generazioni Umbria e la Fillea Cgil regionale. Il convegno, partecipato dai rappresentanti del mondo delle istituzioni, dell’associazionismo e dal Commissario alla ricostruzione pro-tempore Legnini, aveva posto l’accento sulla necessità di avanzare idee in grado di offrire nuove opportunità alle zone colpite dal sisma al fine di invertire la tendenza allo spopolamento e alla marginalizzazione.

Gli eventi sismici del 2016, che avevano interessato una ampia zona appenninica a cavallo tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio, rischiavano infatti di accelerare le dinamiche già presenti nell’intera area dove lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione sono solo gli effetti più evidenti di un processo iniziato con la crisi di un assetto sociale ed economico di impronta agro-silvo-pastorale innescatosi molti anni prima.

L’obiettivo dei promotori del progetto di recupero del Rifugio “Monti del Sole” pertanto, non era semplicemente quello di recuperare l’immobile, ma quello di cercare di innescare processi di rigenerazione sociale ed economica: non solo ripristinare le funzioni perdute, ma attivare nuove traiettorie di sviluppo capaci di invertire la marginalizzazione che negli ultimi decenni aveva caratterizzato queste terre.

Per perseguire tale scopo, occorreva cambiare paradigma e cioè considerare le aree interne non come un problema da assistere, ma come un’opportunità su cui investire. Pensarla come un’area interna che prova a riacquistare una nuova centralità attraverso un’economia del paesaggio, della lentezza, dei legami e delle pratiche con la prossimità.

Innanzitutto la montagna non doveva essere considerata come spazio residuale ma poteva rappresentare un laboratorio di innovazione territoriale dove sperimentare modelli di sviluppo sostenibile, inclusivo e resiliente.

Riattivare questi luoghi, significava pertanto restituire loro piena abitabilità favorendo nuove economie legate al turismo, alla cultura, alla natura, all’economia, alla valorizzazione delle produzioni locali. L’iniziativa era riassumibile in tre parole chiave che indicavano tre ambiziose direttrici di azione:

  • Ri-abitare, ovvero, promuovere il ritorno alla montagna come luogo di vita, lavoro e progettualità.
  • Ri-generare, cioè attivare processi di rigenerazione territoriale coerenti con la vocazione dei luoghi, basati sulla partecipazione delle comunità e su infrastrutture leggere capaci di sostenere uno sviluppo duraturo.
  • Ri-appropriarsi degli spazi di vita cioè contribuire a rafforzare il protagonismo delle comunità locali, valorizzando identità, memoria e capitale sociale.

Il recupero del Rifugio Monti del Sole, in base alle iniziali intenzioni dei promotori - la Fillea-CGIL, il Centro Edile per la Sicurezza e la Formazione ( CESF), l‘Associazione Nuove Ri-Generazioni Umbria, le società ProNet srl e Kappa-digitale e l’associazione di Protezione Civile Lares Umbria - rappresentava pertanto un’azione simbolica e concreta allo stesso tempo: non solo un immobile da riattivare, ma un presidio territoriale capace di rappresentare una postazione privilegiata per favorire l’accoglienza turistica, promuovere informazione ambientale, le attività culturali e formative e il sostegno delle filiere locali: un modello di sviluppo sostenibile fondato su un turismo lento, accessibile e inclusivo, capace di integrare escursionismo e sport outdoor, cultura e tradizioni locali, enogastronomia per contribuire a contrastare lo spopolamento e generare nuova occupazione.

Rigenerare il rifugio significava anche dimostrare che, ripartendo dai luoghi, è possibile trasformare la fragilità di un territorio in una leva di sviluppo valorizzandone il capitale territoriale e rafforzare il protagonismo delle comunità.

La risposta della Provincia, proprietaria del bene danneggiato dal sisma in stato di degrado e del Comune di Norcia , si è da subito dimostrata interessata al progetto e aperta ad ogni soluzione.

Dopo un periodo di stallo, l’iniziativa è stata riproposta e rilanciata grazie all’opportunità offerta dall’ordinanza del Commissario Straordinario sisma 2016 n. 30 del 30 giugno 2022 del Piano nazionale Complementare al PNRR che aveva previsto contributi destinati a soggetti pubblici per iniziative di partenariato speciale pubblico-privato per la valorizzazione del patrimonio storico-culturale, ambientale e sociale del territorio.

Agli iniziali promotori si sono aggiunti la Soc. Cosp Tecno Service e la Società Cooperativa Sociale La Perla; dopo un lungo e complesso lavoro preparatorio sia di progetto che di procedure, l’iniziativa è stata finanziata dal Commissario alla Ricostruzione e la Provincia di Perugia ha aggiudicato i lavori di riqualificazione del rifugio.

Da adesso in poi, ci aspetta la sfida più impegnativa perché recuperare un immobile non basta se non si riesce a farlo vivere cercando di produrre risultati per la qualità della vita delle persone, generare nuove opportunità per le imprese, migliorare la qualità ambientale e invertire la tendenza alla marginalizzazione e allo spopolamento di quei territori.

Per perseguire tale scopo insieme alle altre istituzioni, il rapporto con il mondo dell’associazionismo, della scuola, del turismo di qualità, e delle imprese del territorio, assume importanza determinante.

Diversamente, avremo sicuramente raggiunto un primo importante obiettivo con il recupero dell’immobile, ma avremo mancato quello decisivo di innescare processi di rigenerazione sociale ed economica per attivare nuove traiettorie di sviluppo.

Mario Margasini

Presidente Nuove Ri-Generazioni Umbria

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