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Abitare: necessario un cambio di passo per garantire welfare e inclusione

09 maggio 2026
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Dopo mesi di annunci, nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano casa.

Un programma che annuncia lo stanziamento ipotetico di 10 miliardi di euro e che si articola su tre pilastri: recupero dell'edilizia residenziale pubblica esistente, sviluppo dell'housing sociale a canone calmierato e il coinvolgimento di capitali privati.

A Perugia, ieri mattina, presso l'Auditorium degli Enti Bilaterali dell'edilizia, si è svolto il convegno " Verso un nuovo Piano casa: idee e proposte per l'abitare nell'Umbria del futuro", con l'obiettivo di mettere in relazione analisi, esperienze e proposte efficaci in grado di rispondere al disagio abitativo strutturale che da tempo investe il territorio nazionale e regionale e fare il punto sulla questione risorse che al momento appare opaca e non realmente disponibile.

Dopo i saluti istituzionali dell'assessora alle politiche sociali del Comune di Perugia, Costanza Spera, del presidente della Cassa Edile di Perugia, Moreno Spaccia, la prima prima sessione dei lavori si è sviluppata attorno ai nodi più urgenti.

Sono oltre 250mila le famiglie in attesa di un alloggio popolare, perché non riescono a sostenere i costi di un affitto, mentre per chi compra i prezzi sono saliti del 4,2% in un anno, in un Paese, il nostro, che è fra i Paesi europei con la più bassa dotazione di edilizia pubblica e sociale.

"Servirebbe, in questo senso, un Piano della casa reale, - afferma la segretaria generale della Fillea Cgil Umbria, Elisabetta Masciarri - un Piano con risorse individuabili e non fittizie come, al momento, risultano essere quelle annunciate dal Governo, un Piano che guardi al futuro del Paese e della nostra regione".

Il provvedimento presentato infatti, punta a riqualificare 60 mila alloggi pubblici sfitti entro 12 mesi. Un obiettivo difficilmente realizzabile sul piano dei tempi e del capitale stanziato.

Nell'incrocio tra Piano casa europeo e quello nazionale, occorre anche a a livello regionale, mobilitare le competenze esistenti, veicolando le aspettative, concertando le idee e arrivando a soluzioni condivise, affinché la questione abitativa sia affrontata tenendola strettamente connessa alla dimensione salariale, quella energetica e ambientale, che si legano inevitabilmente con la necessità di garantire la tenuta sociale del Paese.

Sono intervenuti nella prima parte del confronto: Mario Margasini, Mario Margasini, presidente di Nuove Ri-Generazioni Umbria, Diego Zurli per Nuove Ri-Generazioni Umbria, il presidente di INU Umbria, Alessandro Bruni, il manager del Fondo Immobiliare ASCI–Prelios, Armando Ricca e Laerte Grimani della Direzione Nazionale di Legacoop Abitanti.

Condivisione, pianificazione e risorse certe, accompagnate da incentivi e processi burocratici semplificati è quanto chiedono le imprese attraverso la presenza di Giacomo Calzoni, presidente Ance Perugia, Mauro Orsini, presidente Confapi Umbria, Pasquale Trottolini, responsabile CNA Umbria e Pierangelo Lanini, presidente ANAEPA Confartigianato, durante la tavola rotonda moderata da Alfiero Moretti, Nuove Ri-Generazioni Umbria.

A livello regionale, oltre alle questioni geopolitiche che incidono sul caro materiali, è stato inoltre evidenziato il tema dell'attrattività, che deve andare oltre il turismo di breve periodo guardando ad una prospettiva di lungo termine, con adeguate misure di rigenerazione urbana in grado di contemplare anche la questione della residenzialità e dell'efficientamento del patrimonio esistente.

È proprio nell'ottica di guardare al futuro partendo dall'oggi, che la Cgil Umbria attraverso il contributo di Gianni Fiorucci e dello Spi Cgil Umbria con Andrea Farinelli, ha salutato positivamente la recente modifica alla legge regionale sull'edilizia residenziale pubblica, in grado di rompere lo schema delle discriminazioni che, come evidenziato da Rossano Iannone del Sunia regionale, vede contrapposti ultimi e penultimi.

"Il problema della casa e del pagare l'affitto nella nostra regione è un problema reale e copre il 35/40% del reddito medio - sottolinea l'assessore regionale al welfare, Fabio Barcaioli.

Un problema sociale a cui il Governo risponde in un'ottica securitaria e penale.

"L'Umbria, - prosegue Barcaioli - grazie alle risorse del Fesr e grazie ad un intervento di rigenerazione di Ater avrà a disposizione 20 milioni di euro concretamente utilizzabili. Sarà possibile creare così, un fondo destinato al social housing proprio, facendo trovare la regione pronta con una gestione pubblica e politica capace di intercettare l'indirizzo europeo".

Senza una regia pubblica e condivisa, il rischio è quello di aprirsi a possibili speculazioni, soprattutto da parte dei privati.

"Avete dimostrato, con la ricostruzione post sisma di avere know-how e capacità di risposta mirata - ha dichiarato il segretario generale della Fillea Cgil, Antonio Di Franco - Ora si rimanda la gestione ad un Commissario, mentre latita una visione complessiva del fenomeno e non c'è la volontà politica di trovare risorse sufficienti.

Occorre assumere priorità vere - incalza il segretario generale Di Franco - e mi sarei aspettato maggiore reattività da parte delle imprese, affinché siano evitate spirali speculative a danno dei lavoratori e della loro sicurezza.

Quello che serve è sostanza non vaghe promesse".

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