Il calcio è un potente strumento di inclusione, un linguaggio semplice e immediato capace di portare in campo storie e generazioni diverse.
Lo ha dimostrato anche quest’anno il Mondialito per la Pace, che dopo settimane di tifo e partecipazione sempre maggiori si avvia verso il suo momento conclusivo.
La finalissima tra Gambia e Costa d'Avorio si giocherà infatti domenica 26 luglio, allo stadio “Alfio Branda” di Prepo, a Perugia e vedrà, nella cerimonia di premiazione, l’occasione per celebrare i valori espressi, in tribuna e sul terreno di gioco durante queste settimane di incontri.
Alle 18.00 verrà fischiato il calcio d’inizio della gara che decreterà la squadra vincitrice tra le 13 che si sono contese il titolo. Albania, Camerun, Congo, Costa d'Avorio, Ecuador, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Italia, Mali, Nigeria, Senegal e Africa United, comunità nazionali che vivono e lavorano in Umbria e che hanno saputo dimostrare tutta la loro passione per lo sport nel segno del rispetto reciproco e della lealtà.
Alle 21.00, dopo i saluti istituzionali da parte dei rappresentanti della Provincia di Perugia, del Comune di Perugia, del Mundialito per la Pace ASD APS e dei partner coinvolti, tra i quali la Fillea Cgil Umbria, avrà luogo la cerimonia di premiazione.
La Fillea Cgil Umbria sostiene infatti il Mondialito per la Pace fin dalla sua nascita, riconoscendo nell’iniziativa, una capacità di integrazione, dialogo e partecipazione immediata e concreta.
Un torneo che quest’anno è entrato a far parte del progetto “Voci in Rete – Insieme per il benessere e il protagonismo delle nuove generazioni”, promosso dalla Provincia di Perugia nell’ambito del programma nazionale ProvinceXGiovani, finanziato da UPI – Unione delle Province d’Italia con fondi del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, con il patrocinio della Regione Umbria e il patrocinio e supporto del Comune di Perugia, dando prova della sua capacità di mettere in relazione comunità, giovani, lavoratrici e lavoratori di provenienze diverse.
Dando così valore a ciò che ogni giorno attraversa anche i luoghi di lavoro ovvero il bisogno di riconoscersi, rispettarsi e costruire relazioni coltivando un messaggio di pace.