Per il settore delle costruzioni si apre una fase nuova e decisiva, anche in Umbria.
Se gli ultimi anni hanno raccontato una stagione di crescita sostenuta da incentivi edilizi, Pnrr e ricostruzione post-sisma, il futuro appare più incerto. La spinta straordinaria degli investimenti è destinata a ridursi e il rischio è quello di un brusco cambio di ciclo. Per questo non basta fare un bilancio di quanto è stato realizzato finora, ma serve programmare da subito il dopo e trasformare quanto costruito in questi anni in una prospettiva stabile per lavoro, imprese e territorio.
I dati del primo semestre 2026 dell’Osservatorio statistico CNCE mostrano infatti un settore che tiene sul fronte occupazionale, ma registra una riduzione dell’attività. Rispetto allo stesso periodo del 2025, in Umbria le imprese iscritte alle Casse Edili passano da 2.647 a 2.510, con un calo del 5,18%. I lavoratori restano sostanzialmente stabili, da 14.739 a 14.749 (+0,07%), mentre le ore lavorate diminuiscono dell’1,02%.
Il confronto con il 2024 rende il segnale ancora più evidente. Nel primo semestre 2026 si registrano oltre 663 mila ore di lavoro in meno, pari a una riduzione del 7,67%. La massa salari, al contrario, cresce del 3% rispetto al 2025 e si mantiene su livelli elevati, anche per effetto degli aumenti retributivi riconosciuti dalla contrattazione nazionale. I dati non mostrano dunque un arretramento dell’occupazione, ma indicano con chiarezza un rallentamento dell’attività rispetto alla forte espansione degli ultimi anni.
Il rallentamento appare inoltre più marcato in Umbria rispetto alla media nazionale. Nel confronto tra il primo semestre 2026 e lo stesso periodo del 2025, in Italia, le imprese diminuiscono del 3,35% e le ore lavorate dello 0,30%, con flessioni quindi più contenute rispetto a quelle registrate nella nostra regione.
“È questo il momento di intervenire – sottolinea Elisabetta Masciarri, segretaria generale della Fillea Cgil Umbria –. Perché dietro ogni cantiere che rallenta o si ferma ci sono lavoratrici e lavoratori, professionalità costruite negli anni. Una brusca riduzione della domanda avrebbe conseguenze che coinvolgerebbero un’intera filiera che gravita attorno alle costruzioni, dall’impiantistica al movimento terra, dalle cave e dai materiali alla prefabbricazione, dai serramenti e dal legno fino ai trasporti, alla progettazione e ai servizi collegati.
Il Pnrr ha avuto in Umbria un peso rilevante. Nell’informativa regionale del novembre 2024 risultavano oltre 4.200 opere e progetti per più di 4,7 miliardi di euro. Investimenti che hanno aperto cantieri, sostenuto il lavoro e contribuito a rafforzare imprese, competenze e professionalità. Un patrimonio che non possiamo permetterci di disperdere.
Ma il progressivo venir meno di questa spinta pone anche un’altra questione decisiva, quella della qualità del lavoro. Quando gli appalti diminuiscono e la competizione si fa più forte, il rischio è che a farne le spese siano ancora una volta le condizioni di chi lavora, attraverso compressione dei costi, ricorso al dumping contrattuale, minori tutele e meno attenzione alla sicurezza.
Mentre è proprio nella fase più difficile che si misura la capacità di garantire diritti e legalità.
Servono più controlli, non meno – prosegue Masciarri - congruità della manodopera, qualificazione delle imprese, piena attuazione del badge di cantiere, vigilanza sui subappalti e corretta applicazione dei contratti collettivi. Il lavoro va difeso e va difeso come lavoro regolare, qualificato e sicuro”.
Governare il rallentamento significa anche saper individuare per tempo le condizioni per una nuova fase di investimenti. Da questo punto di vista, l’Umbria dispone già di alcuni strumenti sui quali costruire la transizione. A marzo di quest’anno è stato approvato un nuovo Piano per la ricostruzione di opere pubbliche in Umbria da oltre 50,5 milioni di euro, mentre il Rapporto 2026 sulla ricostruzione registra ancora 1.110 cantieri privati in corso e 541 interventi pubblici censiti, per oltre 802 milioni di euro programmati.
A queste risorse si affiancano la programmazione europea e gli investimenti regionali. La manovra anticiclica della Regione prevede oltre 35 milioni di euro di investimenti pubblici nel triennio 2026-2028, fino a circa 80 milioni nel quinquennio 2026-2030. Altri 20 milioni di euro del FESR sono destinati al recupero di circa 700 alloggi di edilizia residenziale pubblica.
“Sono segnali importanti e guardiamo con interesse alla mozione annunciata in Consiglio regionale sul futuro delle costruzioni – evidenzia Masciarri –. Condividiamo la necessità di agire prima che il rallentamento produca effetti su imprese e occupazione e, in particolare, la proposta di rafforzare il Tavolo regionale delle costruzioni come sede stabile di confronto tra istituzioni, parti sociali, imprese e professionisti”.
Per la Fillea Cgil questo confronto deve però tradursi in una programmazione concreta e pluriennale, capace di dare continuità agli investimenti e di accompagnare il settore oltre la fase straordinaria del Pnrr. Le priorità sono chiare: rigenerazione urbana e recupero dei centri storici, politiche per la casa e l’edilizia residenziale pubblica, sicurezza sismica, contrasto al dissesto idrogeologico, infrastrutture viarie e ferroviarie, riqualificazione energetica del patrimonio pubblico e privato e completamento della ricostruzione.
“In questi anni le costruzioni hanno generato occupazione, competenze e professionalità - spiega la segretaria generale - molte imprese si sono strutturate e lavoratrici e lavoratori sono tornati nelle costruzioni. Disperdere oggi questo patrimonio sarebbe un errore gravissimo.
Per questo riteniamo decisivo accompagnare la nuova fase con un investimento forte sulla formazione e sulla qualificazione professionale, a partire dalle nuove tecnologie, dall’innovazione dei processi costruttivi, dalla transizione energetica e dalle competenze necessarie alla rigenerazione e alla manutenzione del patrimonio esistente.
Chiediamo una politica industriale regionale delle costruzioni capace di trasformare una stagione straordinaria di investimenti in una politica strutturale per il territorio. Il dopo Pnrr deve significare programmazione, innovazione, occupazione qualificata, legalità e sicurezza, scongiurando attraverso scelte lungimiranti, crisi e precarietà. Il tempo per agire è ora”.