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Casa e Abitare: dall'assemblea nazionale la Cgil lancia la piattaforma per una nuova politica abitativa

22 luglio 2026
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La casa rappresenta un'infrastruttura sociale fondamentale, attorno alla casa si sviluppano città, relazioni e territori.

A partire da questo assunto si è svolta oggi a Roma, presso Spazio Pubblico, l’assemblea nazionale della Cgil, che ha visto riunirsi delegate e delegati, pensionate e pensionati, studenti, rappresentanti istituzionali e realtà sociali.

Per troppi anni le politiche abitative sono state rimosse dall'agenda istituzionale, indebolendo quando non azzerando, l'impegno pubblico su un tema che riguarda direttamente la qualità della vita delle persone, il loro presente e il loro futuro.

Il decreto legge n.66/2026 (convertito nella Legge n.116/2026) contenente "disposizioni urgenti per il Piano casa" emanato dal Governo Meloni, si è rivelato essere una risposta tardiva, deludente e inefficace rispetto alla profondità della crisi.

"Occorre occuparsi del disagio e dei costi abitativi legati all'abitare - ha sottolineato Daniela Barbaresi, segretaria confederale Cgil nella sua relazione introduttiva -.

Vorremmo città a misura di donne e di uomini, capaci di offrire servizi e prospettive a giovani e anziani, ai più fragili. Serve rilanciare una politica che - ha proseguito Barbaresi - garantisca il diritto all'inclusione e alla coesione, una politica che possa contare sulla partecipazione dei cittadini e della comunità, perché non è la rendita a garantire diritti, ma la capacità pubblica di assicurare coesione sociale".

Per questo la Cgil ha presentato una piattaforma in venti punti, pensata come strumento di rivendicazione e di iniziativa nei territori, per tenere insieme i diritti del lavoro e i diritti di cittadinanza. L’obiettivo è produrre cambiamenti concreti, costruendo vertenze capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone.

Dalla prima parte dell’assemblea, dedicata a “Bisogni, esperienze e vertenze nei territori”, è emersa con forza la necessità di una regia pubblica più forte, in grado di riconoscere e valorizzare le esperienze già presenti nel Paese, garantendo riqualificazione, efficienza energetica, sicurezza e salubrità, così come affrontare la gigantesca questione della ridistribuzione della ricchezza e del lavoro povero.

Sono questi alcuni dei temi attraversati dagli interventi del segretario generale della Fp Cgil Federico Bozzanca, del coordinatore nazionale UDU Alessandro Bruscella, del segretario generale del Sunia Stefano Chiappelli, del segretario nazionale della Fillea Angelo Sposato, del segretario generale della Filt Stefano Malorgio, della segretaria generale dello Spi Tania Scacchetti, e di Carlo Testini del Social Forum Abitare.

Non riconoscere il ruolo dei territori significa non rispondere in modo puntuale alle esigenze dei cittadini. Togliere il fondo per gli affitti e per la morosità incolpevole significa operare consapevolmente una scelta ben precisa, significa sottrarre strumenti concreti a chi vive una condizione di fragilità e ridurre la responsabilità pubblica davanti all’emergenza abitativa.

È quanto è emerso nella seconda parte della giornata dedicata a “Le politiche per la casa e l’abitato”, moderata dal coordinatore dell’Area Stato sociale e Diritti della Cgil nazionale Cristiano Zagatti, a cui hanno partecipato l’eurodeputata Irene Tinagli, Presidente Commissione speciale Crisi abitativa (Hous) del Parlamento Europeo, Alessandra Nardini, Assessora Istruzione e Diritto alla Casa della Regione Toscana, ed Emily Marion Clancy, Vice-Sindaca del Comune di Bologna.

Affrontare il tema casa significa occuparsi anche della qualità della vita di chi la casa la abita, della città e dell'ambiente in cui si muove, delle infrastrutture e dei servizi di cui usufruisce. Attorno al bene casa, sono cresciute domande nuove e più articolate che provengono da studenti, lavoratori fuori sede, famiglie, anziani, persone sole, nuclei fragili. Allo stesso tempo, l’ingresso dei fondi di investimento e la crescita della rendita hanno alterato profondamente il mercato, mentre l’offerta pubblica si è progressivamente ridotta, sia in Italia che in Europa.

"C'è la necessità come Cgil, - ha dichiarato in conclusione il segretario generale, Maurizio Landini, - di attivarsi insieme al mondo associativo, di unire capacità di visione e progettazione per costruire un nuovo modello di sviluppo che individui risposte adeguate al problema dei salari e della redistribuzione della ricchezza e che sappia rimettere al centro la questione di una progressività vera, di una vera giustizia sociale" .

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